🔥 Liberiamoli tutti! | I dati sulle firme per referendum e iniziative popolari
94 iniziative, 3,7 milioni di firme, 68% donne tra i 18-22 anni: i dati che il Ministero non pubblica
Liberiamoli tutti è un’iniziativa della campagna #DatiBeneComune per individuare, ottenere, riformattare, pulire, documentare, pubblicare e diffondere dati di interesse pubblico.
Tanti di questi dati sono inaccessibili alle persone e alle comunità che ne hanno più bisogno: non sono mai stati resi pubblici, sono pubblicati in formati di difficile utilizzo, o senza la documentazione necessaria per interpretarli correttamente.
Vogliamo pubblicare quei dati utili alle tante organizzazioni che hanno aderito alla campagna e che vorranno segnalarci un vuoto informativo che, se colmato, renderebbe le loro azioni più utili, efficaci e mirate.
Hai un dataset “desiderato” nel cassetto? Vogliamo che la newsletter diventi sempre più uno strumento collettivo: costruito insieme a chi i dati li cerca, li usa, li incrocia, li racconta. Hai un dataset che, secondo te, dovrebbe essere aperto? Una banca dati che merita di essere accessibile, leggibile, utile? Dicci quale, spiegaci perché. Ma soprattutto: raccontaci cosa ci faresti tu, se fosse davvero liberato. E se ti va di contribuire anche in altri modi – con un editoriale su un tema che ti sta a cuore, un’analisi a partire da dati pubblici, una visualizzazione, un’infografica, o anche solo un’idea da sviluppare insieme – scrivici a 📧 info@datibenecomune.it.
Liberiamoli tutti è anche tua!
Liberiamoli tutti! è ispirata al Data Liberation Project, un meraviglioso progetto di Jeremy Singer-Vine (👏).
🧮 I dati sui referendum e le proposte di legge di iniziativa popolare
Da luglio 2024 esiste una piattaforma del Ministero della Giustizia che permette di firmare digitalmente referendum e proposte di legge di iniziativa popolare. Un passo avanti importante: fino a metà 2024 le firme si raccoglievano su carta. Ma i dati sui numeri raccolti sono soltanto leggibili sul browser, e non tutti: per accedere a quelli di maggiore interesse — la distribuzione geografica, per fascia d’età, per sesso — è necessario fare il login con CIE o SPID. Non si scaricano, non sono leggibili meccanicamente — con un foglio elettronico, con uno script, con qualsiasi strumento di analisi. Non è possibile quindi ricostruire una serie storica, capire quali temi raccolgono più interesse, o usare quei dati per progettare nuove raccolte firme.
E allora li abbiamo estratti noi.
Abbiamo analizzato tutte le 94 iniziative presenti sulla piattaforma — referendum abrogativi, referendum costituzionali e leggi di iniziativa popolare, comprese alcune già terminate — e prodotto due file aperti e scaricabili.
Il primo dato che salta all’occhio riguarda le giovani. Nella fascia 18–22 anni, le firme femminili rappresentano il 68% del totale. Nella fascia 23–27 scendono al 63%, ma restano largamente maggioritarie. La quota si abbassa man mano che si sale con l’età, e si inverte solo oltre i 58 anni. Chi firma di più, in termini assoluti, è la fascia 23–27: oltre 600.000 firme tra tutte le iniziative.
Sul fronte territoriale, l’Emilia-Romagna guida la classifica per firme ogni 1.000 abitanti (77,5), seguita da Sardegna e Lazio. Ma ordinando per quota femminile, è la Sardegna a salire in cima: quasi il 59% delle firme.
I due file sono disponibili su GitHub:
Firme per regione (
regioni.csv) — 1.880 righe, una per ogni combinazione iniziativa × regione (20 regioni), con firme disaggregate per genere👉 CSV
Firme per fascia d’età (
fasce_eta.csv) — 1.034 righe, una per ogni combinazione iniziativa × fascia d’età (11 fasce, da “18–22” a “68 e più”), con firme disaggregate per genere👉 CSV
Entrambi i file includono il campo timestamp_estrazione con la data dell’estrazione (4 marzo 2026). È disponibile anche un aggiornamento di fine aprile 2026, con 96 iniziative. Per i dettagli sui file e sulle colonne, vedi il README della cartella dati.
È disponibile anche la serie storica giornaliera del numero di firme raccolte nel tempo per ogni iniziativa — senza la disaggregazione per regione e fascia d’età — nel repository dedicato ondata/referendum_iniziative_popolari, e visualizzata sul sito ondata.github.io/referendum_iniziative_popolari.
Le nostre richieste
I dati che presentiamo in questa newsletter li abbiamo estratti noi. Ma quei dati dovrebbero già essere pubblici. È stato richiesto formalmente.
Il 10 dicembre 2025 l’associazione onData ha inviato al Ministero della Giustizia — tramite PEC — una richiesta di pubblicazione in formato aperto dei dati sulle raccolte firme, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 36/2006 (Riutilizzo dell’informazione del settore pubblico). Non una richiesta di accesso documentale per uso privato: una richiesta di rendere i dati disponibili a tutta la collettività, con licenza aperta e in formato leggibile meccanicamente.
Il Ministero non ha risposto.
L’11 gennaio 2026 onData ha presentato ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. Il 18 febbraio ha segnalato l’inadempimento anche al Difensore civico per il digitale (AgID), organo deputato a vigilare sull’apertura dei dati pubblici.
Il 31 marzo 2026 la Commissione si è pronunciata (decisione n. 3.110). La risposta è tecnica ma significativa: la Commissione ha dichiarato la propria incompetenza, non perché la richiesta di onData fosse sbagliata, ma perché il silenzio del Ministero — in materia di riutilizzo dei dati — non equivale a un diniego. Si tratta di un “silenzio-inadempimento”, non di un “silenzio-rifiuto”: una distinzione sottile ma decisiva, che sposta il rimedio possibile dal ricorso alla Commissione al ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), ai sensi dell’art. 117 del Codice del processo amministrativo.
Vale la pena di notare un dettaglio: nella sua relazione tecnica, il Ministero ha riconosciuto che pubblicare i dati sarebbe fattibile — ma non ha mai adottato un provvedimento formale, né in senso positivo né negativo. Il silenzio continua.
onData è ancora in attesa della risposta del Difensore civico per il digitale, ma nel frattempo i dati continuano a non essere pubblici.
🗣️ Il valore di questi dati
Anche stavolta per noi è importante fare venire in superficie non tanto una nuova tabella, ma la necessità di liberare i dati e renderli disponibili alla collettività.
Stavolta a raccontarcelo è Federico Anghelé, Direttore e Head of Policy di TheGoodLobby.
Il referendum costituzionale dello scorso marzo - che ha visto un massiccio ritorno alle urne soprattutto da parte delle generazioni più giovani - ha confermato un sospetto che alcuni di noi già da tempo nutrivano: in Italia c’è un bisogno di partecipazione che i partiti ormai di rado riescono a intercettare. Un bisogno di dire la propria al di là del rito che ogni quattro o cinque anni ci chiama alle urne a esprimere il nostro voto per un partito o un candidato.
A dimostrare che l’affluenza al referendum non è stata una vampata effimera e che la domanda di partecipazione è ben più consistente di quanto non si creda, c’è il successo delle proposte di legge di iniziativa popolare. Da quando - grazie a una vittoriosa campagna della società civile - è stata messa online la piattaforma che consente tra l’altro la firma digitale alle iniziative legislative dal basso, il numero delle proposte presentate è significativamente aumentato. La semplificazione del processo (non dimentichiamo che fino a metà 2024 le firme si raccoglievano in formato cartaceo) ha aumentato le probabilità per le proposte di legge di iniziativa popolare di raggiungere le 50mila firme necessarie a essere valide, accorciando i tempi medi di raccolta delle sottoscrizioni, come dimostrano i dati raccolti e analizzati da #Datibenecomune.
Di fatto, la digitalizzazione ha contribuito ad allargare la base della partecipazione. Se, infatti, oltre il 40% dei 18-34enni avrebbe disertato le urne alle politiche del 2022, un dato ben superiore al 36% indicato come astensione generale, le proposte di legge di iniziativa popolare sono firmate soprattutto da giovani: la fascia più attiva è quella dei 23-27 anni, seguiti dai 18-22enni. Non meno interessante il dato sulla partecipazione femminile: tra i 18-22enni le firme femminili rappresentano il 68% del totale e il 63% tra i 23-27enni. Confermando un trend già analizzato dagli studi elettorali: se la partecipazione femminile è complessivamente ancora inferiore a quella maschile, nelle classi d’età meno mature le donne votano più degli uomini.
Sembra perciò che la popolazione giovanile risulti molto sensibile a quelle istanze dal basso promosse da movimenti e organizzazioni della società civile, attivandosi su temi affini alla loro sensibilità. Ma se queste indicazioni sembrano darci ulteriori strumenti per decifrare l’attitudine partecipativa dei giovani e, più in generale, della popolazione italiana, perché questi dati non sono facilmente disponibili sulla “piattaforma per i referendum e le proposte di legge di iniziativa popolare”? Per quale ragione gli studiosi, gli analisti e cittadine e cittadini non potrebbero disporre di informazioni utili non solo a descrivere comportamenti politicamente rilevanti, ma anche a prefigurare azioni volte a frenare il tracollo della partecipazione?
Purtroppo la piattaforma “Referendum e iniziative popolari” non presenta una sezione dedicata ai dati: non si può quindi esaminare l’andamento nel tempo delle proposte di legge e non si può confrontare un’iniziativa con un’altra. I dati non sono disponibili in formato aperto e machine readable. Le poche informazioni “statistiche” disponibili sono visibili solo una volta fatto l’accesso con lo SPID e la carta d’identità elettronica. Né è possibile condividere URL dedicati con le singole proposte, facilitando il “passaparola”. Ma, più in generale, perché la piattaforma non sia solo uno strumento di firma, bensì un’opportunità di far crescere la partecipazione e di valutarne l’impatto, servirebbe attivare un feed RSS che consenta di ricevere aggiornamenti sulle proposte firmate, seguendone l’iter successivo alla sottoscrizione. Sarebbe un modo concreto per scongiurare l’effetto click activism e responsabilizzare i firmatari, facendoli sentire parte di un processo collettivo.
Chi siamo
“Liberiamoli tutti” di datiBeneComune è promossa da ActionAid Italia, OnData e Transparency International Italia.
#DatiBeneComune è una campagna lanciata il 9 novembre 2020 per chiedere al Governo italiano di pubblicare in formato aperto e accessibile i dati sulla gestione della pandemia di COVID-19. La campagna è stata accolta sin dall’inizio con entusiasmo da parte di esperti, organizzazioni, testate giornalistiche, che hanno aderito immediatamente all’iniziativa. Oggi la campagna è impegnata della richiesta di dati aperti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e su tutte le politiche e questioni di pubblico interesse.
Con “Liberiamoli tutti” vogliamo fare un altro passo per costruire una comunità di persone, organizzazioni e altre realtà attorno ai dati liberati ed al loro utilizzo e per contribuire a promuovere la cultura dei dati aperti.
💌 Hai in mente altri dati da liberare? Scrivici a info@datibenecomune.it.



